lunedì 31 luglio 2017

Panem et circenses nell’anfiteatro di Pozzuoli, parte III

Opera dipinta in cui sono raffigurati due gladiatori mentre combattoni, opera di De Chirico

L’anfiteatro di Pozzuoli diede fama ai gladiatori, ricchezza ai lanisti e agli organizzatori di tali ludi ma proprio per arginare il potere che derivava da questi spettacoli furono scritte numerose leggi che regolamentavano ogni minimo aspetto di questa imponente e crudele macchina da consenso. Andiamo a scoprire come i romani vivevano questo affascinate mondo.

I romani cresciuti a panem et circenses e l’anfiteatro di Pozzuoli

La maestosità dell’anfiteatro di Pozzuoli e la scelta di costruirlo vicino all'abitato tanto da riadattare la sua architettura ad uno spazio più limitato rispetto alle altre costruzioni simili e coeve, fa capire benissimo quanto i romani amassero questo tipo di spettacolo ma per evitare che tale complessa macchina si inceppasse sul più bello furono scritte numerose leggi, leges gladiatorieae, il cui intento era quello di regolamentare tutto dai posti a sedere alla successione degli spettacoli, mentre le coreografie, le scenografie e i costumi di scena, anche quelli indossati dai gladiatori, venivano affidati ad organi preposti che li sceglievano e li realizzavano, in questi staff organizzativi non mancavamo i medici che intervenivano per curare i feriti da combattimento.

Scene musive in cui sono raffigurati rappresentanti della commedia romana ancica
Scene di Commedia, Musici ambulanti esposti nella sezione dei mosaici al MANN
Per legge iniziarono ad essere drasticamente limitati e autorizzati solo con appositi permessi i munera gladiatoria privati- considerati straordinari- e organizzati solo in determinate circostanze come un funerale o una campagna elettorale o per disposizione testamentaria di membri particolarmente importanti della società; arginarono lo strapotere degli impresari e dei lanisti, quest’ultimi non esitavano a chiedere esorbitanti somme per far scendere nell'arena i suoi atleti più gettonati, così come non esitavano a chiedere all'editor un esoso rimborso, composto dal prezzo dell’ingaggio più il valore del gladiatore, in caso in cui uno dei suoi venisse pesantemente ferito o morisse durante il combattimento. I prezzi raggiunsero cifre esorbitanti tanto che Marco Aurelio cercò di calmierarli e di arginare l’avidità dei lanisti i quali, seppur disprezzati socialmente, continuarono ad accumulare ingenti fortune. Tali leggi stabilirono anche il numero massimo di gladiatori per ogni scuola gladiatoria per evitare che il lanista si creasse un esercito personale ben addestrato. 

I ricchi romani e il mondo dell’arena

Mosaico di un pugile esposto al museo archeologico di napoli
Pugile, mosaico esposto al MANN, Museo archeologico di Napoli
Come ho accennato nel post sulla gladiatura femminile, nonostante la passione dei romani verso questo mondo, chi intraprendeva la carriera dello spettacolo o dell’arena veniva bollato come infame e poco importava se era un libero cittadino o un nobile ma quest’ultimo riuscì a trovare una geniale soluzione per evitare tale marchio, iniziò a sfruttare a proprio vantaggio la consuetudine sociale che permetteva di esibirsi in pubblico a patto di farlo gratuitamente e solo in occasioni particolari, così facendo il nobile romano riuscì a godere della fama, della gloria data dal teatro e dall'arena senza perdere, però, l’onore. 
Il compenso economico rimaneva una prerogativa dei ceti più umili che potevano perdere la faccia e l’onore.
marmature in ferro dei gladiatori
Armature dei Gladiatori
I munera gladiatoria venivano promossi dall'Imperatore o dal magistrato i quali partecipavano ad ogni fase organizzativa dei giochi ma il vero responsabile era l’editor de munus il quale si occupava in concreto: degli aspetti legali, finanziari, della scaletta del programma contattando direttamente i vari i lanisti e le varie compagnie teatrali, del materiale necessario per gli spettacoli, ecc. 

Tale incarico era prestigioso e anche se le spese erano per buona parte a carico dello Stato, non mancava il personale contributo del magistrato o dell’editor de munus, ciò portava non solo ad un coinvolgimento in prima persona ma anche ad una fama popolare che, se veniva sfruttata, poteva portare a rapide ascese politiche e proprio per evitare tale strapotere politico che agli organizzatori dei giochi fu proibito candidarsi a qualsiasi carica pubblica nei due anni successivi ai ludi da loro organizzati; al forte disprezzo riversato sul lanista, sull'mpresario teatrale ecc. si affiancava l’ascesa politica e civile dell’organizzatore dei ludi, privilegio concesso soli ai membri nobili e della cavalleria romana, questa contraddizione è solo una delle tante presenti nella società romana.

Parte esterna dell'anfiteatro flavio di Pozzuoli
Parte esterna dell'anfiteatro di Pozzuoli dove si trovavano le scholae, le corporazioni di maestri
legati in vario modo al mondo dello spettacolo che lì si riunivano
Ai ludi si collegavano i culti di diverse divinità anche se piano piano il lato sacrale di questi spettacoli, presenti nella fase arcaica, lasciarono il posto alla celebrazione politica e personale dell’organizzatore e poi dell’imperatore. 
Non mancarono Ludi legati a ricorrenze religiose come i Ludi Votivi o Straordinari affiancati da quelli Ordinari o “Solemnes” cioè celebrati regolarmente e stabiliti da rituali religiosi ma sempre con una forte connotazione di politica autocelebrativa.

Indipendentemente dalla ricorrenza per cui venivano organizzati, essi dovevano essere pubblicizzati e per farlo si usavano i classici manifesti e volantini –i libelli munerarii-  su cui erano scritti: i nomi degli organizzatori, il programma d’esibizione gladiatori e i loro nomi, tutti i vari spettacoli e si specificava se erano presenti i velari- le coperture con veli dell’arena-, le vaporizzazioni profumate- le sparsiones-  o se venivano lanciati dei buoni che permettevano l’acquisto di vestiti, schiavi, ingressi ai lupanari, ecc.

Venivano affissi dai libelli nei luoghi più frequentati della città e si differenziavano dagli altri per la scelta di usare lettere nere o rosse su calce bianca, alcuni esempi sono stati ritrovati sui muri di Pompei.

scritte sui muri rinvenute nella Pompei antica
Scritte sui rinvenute a Pompei
A partire dall'età medio repubblicana e fino alla fine dell’Impero, IV sec. d.C., tali spettacoli- i ludi gladiatori, circenses, comemdie e tragedie, spettacoli dei mimi e pantomimi- furono le manifestazioni di intrattenimento pubblico più amati da tutti i romani poi con il Cristianesimo e in seguito ai rapidi cambiamenti politici iniziò il loro lungo e inesorabile declino che portò alla fine della gladiatura, ma l’intrattenimento sociale ci sarà sempre e durante il Medioevo si assisterà alla diffusione delle giostre medievali, ma questa è un'altra storia.

Memento Mori, mosaico in II stile, tema tipico della filosofia ellenistica, chiave allegorica
della caducità della vita, e dell'incombere della morte che annulla ogni differenza sociale.
Per ora termino qui la storia sulla gladiatura. A presto per un nuovo viaggio.

Se ti va può anche dare un'occhiata alla mia storia pubblicata su Steller

La prima foto mostra un opera di De Chirico "Gladiatori" 1930-33, esposta insieme ad altri dipinti, oggetti d'antiquariato e testimonianze archeologiche, ma, perdonatemi, non ricordo il titolo della mostra tenuta al MANN nel luglio del 2016 in cui si evidenziava come la scoperta di Pompei ed Ercolano abbiano influenzato le mode e i gusti dei contemporanei.

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