lunedì 24 luglio 2017

L’anfiteatro di Pozzuoli e gli spettacoli gladiatori, parte II


L’arena di Pozzuoli ha visto combattere numerosi gladiatrici e gladiatori di ogni ceto sociale, ha visto Imperatori fare a gara per allestire ludi sempre più strabilianti e violentemente audaci, è arrivato il momento di scoprire il terzo anfiteatro più grande costruito dai romani, è arrivato il momento di visitare l’anfiteatro di Pozzuoli e i suoi suggestivi sotterranei.

I sotterranei e la perfetta macchina organizzativa dello spettacolo gladiatorio

L’anfiteatro flavio di Pozzuoli è il terzo più grande del mondo romano- il primo è il Colosseo il secondo è quello di Capua- ma a renderlo unico sono i suoi sotterranei, sono i più ampi e meglio conservati tra quelli sopravvissuti alla storia e all'uomo, così camminando tra i suoi ipogei uno può immaginarsi organizzatore dei giochi più affascinati e crudeli ideati dall'uomo, può immaginarsi circondato da belve feroci rinchiuse in gabbie, odori penetranti, il via vai degli addetti allo spettacolo, tutte attività svolte in corridoi semi bui illuminati solo da botole e da una lunga apertura centrale (fortunatamente ho beccato una bellissima giornata di sole) entrambe utilizzate per far salire sull'arena i gladiatori, le gladiatrici, le belve e tutte le scenografie.

L’unicità di questi sotterranei, differenti da quelli del Colosseo e di Capua, sta nella scelta di costruire l’anfiteatro nell’unico spazio abbastanza pianeggiante presente tra la collina della Solfatara, l’abitato del Rione Terra e la parte terminante della via Domitiana, importante arteria di comunicazione verso Roma. Tale scelta spinse a ricavare una serie di ambienti di servizio lungo le pareti perimetrali dei sotterranei e utilizzati sia per l’accatastamento dei materiali sia per contenere le gabbie delle fiere, mentre gli ambienti necessari per accogliere i gladiatori, i danzatori e gli attori, furono ricavati nella parte centrale dei sotterranei, per spostarsi da una parte all’altra si sfruttava un ambulacro ellittico perimetrale. 
Ingresso ai sotterranei, doppi ambienti perimetrali di servizio e ambienti
che ospitavano i gladiatori
Non solo gli ambienti di servizio furono portati sottoterra ma anche le vie di accesso furono ridotte a due ripide rampe carreggiabili realizzate sugli assi maggiori, le quali, una volta coperti da tavolati di legno, venivano usate anche per far salire il pubblico verso le gradinate della cavea, quindi, una volta coperte non si poteva più uscire dai sotterranei e ciò significava che tutto il necessario per gli spettacoli gladiatori doveva stare già nell'anfiteatro molto prima dell’inizio dello spettacolo, immaginate cosa diventavano questi ambienti una volta chiusi gli accessi, un girone infernale con uomini, bestie affamate e caldo; accanto a queste due entrate principali c’erano otto strette scalette alle estremità dell’arena che completavano l’accesso al piano ipogeo ma erano prevalentemente di servizio.

Le uniche fonti di luce e di aria erano le numerose botole e una lunga apertura presente nel corridoio centrale che servivano a far salire dai sotterranei direttamente nell’arena i gladiatori, i teatranti, le belve e le scenografie attraverso un complesso sistema di argani e carrucole.
Altri ambienti sotterranei e il corridoio centrale da dove salivano i gladiatori e le belve
Dopo ogni spettacolo bisognava poi pulire l’arena e i suoi sotterranei così sotto il piano di calpestio dell’ipogeo è stato fatto passare un ramo dell’acquedotto il quale, integrato ad un complesso sistema di incanalamento delle acque piovane, permetteva di pulire in modo rapido sia gli spalti che i sotterranei facendo defluire poi le acque al mare.

La città di Puteoli, essendo una Colonia Flavia Augusta, poté realizzare con fondi pubblici questo maestoso e imponente anfiteatro, desiderio appoggiato anche dall’imperatore Vespasiano che volle premiare Puteoli e la flotta d’istanza a Miseno per averlo sostenuto durante la guerra civile contro Vitellio. Per realizzarlo si affidò agli stessi costruttori che Vespasiano volle per il Colosseo. Fu terminato nella seconda metà del I d.C. ma subito si presentarono problemi strutturali e fu necessario un nuovo intervento nella seconda metà del II sec, fu costruito totalmente in laterizi e tufo, opus reticulatum, tipica tecnica costruttiva dell’età flavia.

Fu più volte restaurato già in epoca romana fino al IV sec. d.C, cioè fino a quando tutti gli anfiteatri dell’Impero smisero di funzionare, iniziò anche per l’anfiteatro flavio di Pozzuoli il suo declino, iniziò la sua spoliazione dai materiali più preziosi e il suo riuso in modo bizzarro e originale: l’arena, che prima ospitava i combattimenti gladiatori, si trasformò in un bel vigneto, parte della cavea fu utilizzata come abitazione o come ambienti con diverse funzioni, stessa fine toccò agli ambienti esterni del porticato riusati come abitazioni o come botteghe, i sotterranei, invece, furono utilizzati come immondezzaio e furono buttate lì colonne, capitelli, alcune statue, ecc. che hanno avuto la fortuna di non finire in calce e giungere a noi salve e oggi esposte nel museo dell’area flegrea di Bacoli. 
Particolari dei vomitoria per accedere ai vari settori
L’anfiteatro rimase sempre ben visibile ai puteolani ma i suoi sotterranei no e furono riscoperti nel 1839 grazie alle varie campagne di scavo promosse dai Borbone. Tali scavi ripresero con più vigore tra il 1955 e il ’77, fu poi restaurato, in modo molto pesante, con l’intento di riusarlo come avviene per l’arena di Verona; altri restauri sono stati fatti negli ultimi anni e volti a liberare la struttura dai precedenti lavori che erano stati eseguiti rispettando una diversa filosofia di restauro molto invasivo.  

Antico ingresso principale con il loggiato che ospitava le corporazioni legate al mondo dello spettacolo
Per ora mi fermo qua, nel prossimo post altre curiosità sul mondo della gladiatura.
Per informazioni sugli orari di apertura dell’anfiteatro di Pozzuoli consultare il sito


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