lunedì 31 luglio 2017

Panem et circenses nell’anfiteatro di Pozzuoli, parte III

Opera dipinta in cui sono raffigurati due gladiatori mentre combattoni, opera di De Chirico

L’anfiteatro di Pozzuoli diede fama ai gladiatori, ricchezza ai lanisti e agli organizzatori di tali ludi ma proprio per arginare il potere che derivava da questi spettacoli furono scritte numerose leggi che regolamentavano ogni minimo aspetto di questa imponente e crudele macchina da consenso. Andiamo a scoprire come i romani vivevano questo affascinate mondo.

lunedì 24 luglio 2017

L’anfiteatro di Pozzuoli e gli spettacoli gladiatori, parte II


L’arena di Pozzuoli ha visto combattere numerosi gladiatrici e gladiatori di ogni ceto sociale, ha visto Imperatori fare a gara per allestire ludi sempre più strabilianti e violentemente audaci, è arrivato il momento di scoprire il terzo anfiteatro più grande costruito dai romani, è arrivato il momento di visitare l’anfiteatro di Pozzuoli e i suoi suggestivi sotterranei.

martedì 27 giugno 2017

L’affascinante mondo della gladiatura; le donne nell’anfiteatro di Pozzuoli


Il complesso mondo dei gladiatori non finisce mai di affascinare né di stupire e la visita all'anfiteatro di Pozzuoli mi permette di parlare di un altro aspetto della gladiatura quello dedicato alle donne combattenti nell'arena. 

Ebbene si, le donne nell’arena non entravano solo come semplici spettatrici, come ammiratrici disposte a tutto pur di incontrare e di condividere momenti unici con i loro amati gladiatori, le donne combattevano nell’arena, si, avete letto bene, il gentil sesso si allenava e si esibiva nell’arena come i colleghi uomini ed erano molto apprezzate.
Benvenuti nella gladiatura tutta al femminile.

giovedì 1 giugno 2017

Il gotico unico della chiesa di Santa Maria della Catena a Palermo


Grazie a queste belle e assolate giornate di primavera, più volentieri si programma un fine settimana fuori casa, così se vi trovate a Palermo non perdete l’occasione di visitare la compatta chiesa dedicata a Santa Maria della Catena.

La chiesa dedicata alla Madonna della Catena è un piccolo gioiello testimone della peculiare architettura gotica siciliana, ma prima di descriverla è giusto spiegare il perché si chiama Santa Maria della Catena.

venerdì 5 maggio 2017

Un giorno al museo per ritornar bambini: il Museo di Paleontologia di Napoli



Il Museo di Paleontologia sito nella facoltà di Paleontologia e Geologia della Federico II di Napoli, è un museo piccolo ma decisamente affascinate, ti fa scoprire le prime forme di vita sulla Terra e ti fa ritornar bambino con il naso all'insù quando ci si ferma ad ammirare i giganti della Preistoria. Andiamo a scoprirlo.

martedì 4 aprile 2017

In paradiso per un giorno


Andare per un giorno in paradiso è possibile, basta una bellissima giornata di sole, benvenuta primavera, un’auto e andare lì dove la natura e l’uomo si sono armoniosamente fusi, basta andare ad Amalfi. Fidatevi, si dimentica tutto, ci si stacca all'istante dal tran-tran quotidiano.

“Vide ‘o mare quant è bello, spira tanto sentimento”

Furore visto dall'alto
Non è difficile andare in questo paradiso, basta non avere fretta né ansia e affidare agli occhi il “difficile” compito di ammirare il bello. Le strade per arrivarci sono due, una lungo la costiera, la seconda attraversa il Parco dei Monti Lattari, hanno entrambe le curva ma quella interna, una volta attraversato il Parco, si apre sull'azzurro mare e ti lascia senza fiato. Poi, senza staccare gli occhi dal panorama, si arriva ad Amalfi. 
Amalfi e il suo mare
L’antica repubblica marinara è una delle perle della costiera amalfitana, che in questo periodo si presenta in tutta la sua bellezza perché non è ancora invasa dai turisti, seppur presenti, e la sua spiaggia è ancora libera e pronta ad accogliere chiunque voglia godersi una giornata di sole e di ozio, ovviamente a questo invito non ho saputo resistere così spuntino, ozio e tanto sole.
Particolari della città di Amalfi
Una volta rigenerata, giro per la cittadina e nel suo meraviglioso duomo.

Il duomo di Amalfi e il suo Paradiso

Amalfi per tre secoli divenne una delle repubbliche marinare più ricche e attive nel commercio con il mondo Islamico e il suo duomo testimonia la gloria e la prosperità che raggiunse durante il Medioevo.
Il duomo di Amalfi e il suo portone ageminato
Più precisamente, Amalfi iniziò ad emergere come potenza marittima ed economica nel IX secolo ma il suo apice lo raggiunse nel 1097 quando partecipò, con la sua flotta navale, alla Prima Crociata e come vincitrice, dopo la conquistata nel 1099 di Gerusalemme, decise di allacciare nuovi rapporti commerciali nel Mediterraneo orientale, entrò subito in contatto con la fiorente economia e cultura islamica. Il declino di Amalfi come potenza marittima iniziò nel XIII secolo quando fu assoggettata al regno dei Normanni.
Il duomo di Amalfi è il testimone di questa fiorente parentesi storica, perché tra le sue colonne, capitelli e navate troviamo raffinati esempi di quella unione tra la cultura e l’arte cristiana con quella islamica 
Il campanile del duomo maiolicato
Il primo esempio di questa fusione è il campanile costruito tra il 1180 e il 1276: l’influenza musulmana è presente nella copertura maiolicata policroma, disposta secondo le decorazioni dei minareti, della sua cupola. Tale influenza si intreccia, direi in modo fantastico, con lo stile architettonico decisamente occidentale proprio del campanile e nella scelta, non casuale, di alleggerire la cupola con bifore e trifore di chiara derivazione gotica. Tale unione culturale, nonostante i vari restauri e il suo utilizzo come torre difensiva, è giunta a noi nel suo aspetto originario. 

Sempre all'esterno del duomo troviamo un altro esempio di arte bizantina, è il portone ageminato- qua la cultura islamica non c’entra ma esso mostra quanto l’arte e/o le maestranze girassero durante il Medioevo, altro che secoli bui e chiusi-. 
Il portone ageminato fu realizzato nel 1060 su richiesta di Pantaleone De Comite Macrone, ricco e nobile amalfitano ben inserito nella vita e nel commercio a Costantinopoli, che divenne per la Repubblica un tramite perfetto per garantire il traffico delle merci dalla capitale dell’Impero Bizantino per e da Amalfi. 
Il portone, pagato per intero dal nobile (il figlio pagò quello che oggi si trova a Montecassino) si caratterizza per la presenza di formelle ageminate centrali su cui sono raffigurati Gesù, la Vergine, San Pietro e Sant'Andrea, circondate da placche e placchette argentee e in oricalco, lega dorata equivalente all'ottone. Oggi, nonostante i vari restauri, si presenta scuro ma bisogna immaginarlo di un color oro accecante con al centro le figure in argento ageminate- decorate tra le pieghe con altri metalli e smalti- che risplendevano e spiccavano da lontano in un mare di color oro. E’ un’opera rara oltreché bella perché esempi di tale e perduta arte metallurgica non sono stati trovati a Costantinopoli, ma sono presenti solo nell'Italia Meridionale, grazie al contatto con l’Oriente, a Roma e a Montecassino, grazie all'abate Desiderio. 
Particolari del Chiostro del Paradiso con le cappelle dedicate a
Cristo pantocratore e a Cosma e Damiano
Dopo aver ammirato l’esterno, e dopo aver pagato un piccolo biglietto, si entra nel Paradiso, così chiamato il chiostro del duomo: piccolo e silenzioso mostra a pieno quel ricco dialogo tra oriente ed occidente, archi a sesto acuto intrecciati di chiara origine islamica poggiano su colonnine binate e capitelli di chiaro stile gotico. Fu voluto dall'arcivescovo Filippo Augustariccio a metà del 1200 come cimitero per accogliere i cittadini illustri come testimoniato i vari sarcofagi di epoca romana riutilizzati come preziose sepolture. Oggi insieme ai sarcofagi si ammirano alcune preziose testimonianze in opus sectile che ornavano l’originaria basilica medievale, sono stati ricollocati nel Chiostro del Paradiso dopo l’apertura nel 1995 del museo diocesano. 
Particolari del Chiostro del Paradiso e i suoi sarcofagi
Il museo diocesano è allestito nell'originario duomo medievale e si trova in quella che oggi viene chiamata Cappella del Crocifisso. 
La prima basilica fu fondata nel VI secolo e dedicata prima all'Assunta, successivamente a Cosma e Damiano, fu ampliata durante il X secolo con l’aggiunta di due navate absidate e con il cosiddetto matroneo. Fu sacrificata e rimpicciolita quando tra l’XI e il XII fu deciso di costruire da un lato la nuova chiesa dedicata a Sant'Andrea e dall'altro lato il Chiostro del Paradiso, Amalfi era al culmine della potenza economica. Oggi la Cappella del Crocifisso si presenta a navata unica ma tra una “tinteggiata” di bianco e un ritocco post-tridentino, riemerge la sua anima medievale con affreschi e colonne.  
La cappella del Crocifisso e il Museo del duomo
Prima di proseguire il giro, è importante soffermarsi su alcuni tesori conservati nel museo e fra tutti emergono il pastorale e la mitra angioina, eccellenze dell’arte orafa medievale, realizzati da ignoti maestri orafi e tessitori per Ludovico da Tolosa, su richiesta del padre Carlo II d’Angiò. Non verrà mai indossato da Ludovico a causa della sua prematura morte. 
Cripta di Sant'Andrea Amalfi
Lasciata la Cappella del Crocifisso si entra nella cripta che fu realizzata nel 1253 per ospitare e pregare le reliquie di Sant'Andrea, trasferite ad Amalfi nel 1208 dal cardinale Pietro Capuano all'indomani della conquista della capitale dell’Impero d’Oriente da parte dei Crociati. Oggi del suo fascino medievale rimane poco o nulla a causa delle modifiche volute da Filippo III re di Spagna nei primi decenni del 1600 secondo il gusto tardo-manierista; la volta è stata affrescata con le scene della Passione di Cristo, alle spalle dell’altare centrale spicca l’imponente statua di Sant'Andrea.
Particolari del duomo di Amalfi
Lasciata la cripta, si sale e si entra nel duomo che, in seguito ai vari rimaneggiamenti, si presenta in tutto il suo splendore barocco, ma con tracce ancora evidenti delle precedenti fasi architettoniche come la rinascimentale ancona marmorea con i tre santi tra il transetto e la navata principale, la cinquecentesca tomba del vescovo Andrea D’Acunto e i due amboni medievale, il candelabro e il leggio. Il dorato soffitto a cassettoni ospita le tele su cui sono raffigurate scene tratte dalla vita di Sant'Andrea; le tele della navata principale e la crocifissione di Sant'Andrea dietro l’altare principale sono state realizzate nei primi anni del ‘700 da Andrea D’Aste discepolo di Solimena.
cappella, fonte battesimale e ancona
 
Una volta usciti dalla chiesa e scendendo parte della lunga scalinata ci si può soffermare e ammirare la parte alta della facciata che fu ricostruita nel 1861 rispettando il più possibile l’aspetto originario così come più o meno fu fatto per il mosaico nel timpano, fu disegnato da Domenico Morelli, che raffigura Cristo in trono tra i simboli degli Evangelisti e la podestà terrena.

Concludo la passeggiata con due parentesi golose: la prima è la famosa delizia al limone amalfitano della pasticceria Pansa, l’altra tappa è stata fatta a Minori, non si poteva non andare sta lì a pochissimi chilometri, ed è la Ricotta e Pera di Sal de Riso, vi assicuro che è stato veramente un durissimo sacrificio….non poter bissare.
Dolce pausa
A presto per una prossima storia.

Per info sugli orari del museo del duomo di Amalfi vi rimando al link e per altre curiosità qua

martedì 21 marzo 2017

La collezione egizia ritorna a splendere al Museo Archeologico di Napoli

Collezione di uscebti conservati al museo archeologico di Napoli


Il Museo Archeologico di Napoli stupisce sempre per le preziose testimonianze archeologiche custodite al suo interno, bronzi, mosaici e sculture sono i protagonisti indiscussi nelle varie sale ma questa volta non vi parlo dei romani, vi parlo dell’antico Egitto che è ritornato a splendere grazie alla riapertura della sezione egizia napoletana. Andiamo a conoscere la terra che fu dominata dai dei-Faraoni, andiamo nell'Antico Egitto.

lunedì 13 febbraio 2017

Donatello e il Rinascimento a Napoli. La Testa Carafa al Museo Archeologico di Napoli


Andare al Museo Archeologico di Napoli ed essere accolti dalla “Testa Carafa” di Donatello è un’emozione unica che non capita ovunque. La “Testa Carafa” doveva far parte di un monumento equestre che Donatello cercò di realizzare per volere di Alfonso V d’Aragona, ma non riuscì a portarlo a termine, realizzò solo la testa equina, se avete pazienza di leggermi, vi spiegherò il perché.

venerdì 20 gennaio 2017

Il Castello medievale di Casertavecchia

Particolare esterno del castello di Casertavecchia e la sopravvissuta torre cilindrica

Il Castello di Caserta, arroccato sulla sommità dei monti Tifata, si erge a difesa del nucleo abitativo della Caserta medievale, oggi conosciuta come Casertavecchia, e di Terra di Lavoro fino a quando i Borbone hanno promosso la costruzione della Caserta settecentesca intorno alla loro Reggia. Il Castello perse il ruolo difensivo ma non il suo fascino, come avrete intuito, oggi non conosceremo il Castello di Casertavecchia.

lunedì 21 novembre 2016

La Real Casina borbonica nel lago Fusaro

Il ponte che collega la Casina Vanvitelliana con la terraferma

Nel lago Fusaro sorge una Casina unica nel suo genere, una Casina di caccia e di pesca voluta e utilizzata da Ferdinando IV di Borbone e realizzata da Carlo Vanvitelli. Vi presento la Casina Reale, gioiello architettonico settecentesco napoletano.